Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!
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Che follia
il miele d’api
sul limitare del sopracciglio,
lì dove s’infrangono
dolcezze e intese
odi e ruvidi cipigli.
Occhio pazzo
occhio pozzo.
Isteria curvata
nel turbinio avvolto
al bordo del tuo sguardo.
Che follia aver capito
la stupida bugia celata
in quella furba occhiata.
Un battito di ciglia
come un sospiro
come un velo sulla Luna.
Se gli sguardi fossero
posati all'orizzonte
quando il crepuscolo
s'acquatta al limitare del tramonto
ecco che volerebbero via
verso quel mondo ignoto
dentro noi.
Nuvole strette
come intreccio di sedia celeste.
Puntuale il grigio gocciola
con pioggia triste
e polvere di cielo.
Coscienza.
Un paletto posto
alla fine del dubbio
lì ad Oriente
dove si spengono le notti.
Agita le braccia
il mulino intento
a mescolare i colori del tramonto.
Forte dei muscoli del vento
macina il raccolto
d’una dorata malinconia.
Allarga il palmo
sorregge la corona di spine
rossa di sangue versato.
In questo continuo
crocifiggere di stelle
il calvario dell’Universo.
Mai sacrificio fu così grande.
Infinito il peso dell’infinito.
Immensa la croce
dell’immenso.
Si staglia nel buio,
unico segno
che guida la ricerca del principio.
Inizio e fine
sono scritti nel cielo.
E uno è l’altro,
senza distinzione.
Grande è la mano
che leviga i sassi
con la carezza del mare.
Grande è la mano
che strizza le nuvole
come panni bagnati.
E queste pietre
queste gocce di pioggia,
figlie di cielo e terra,
nascondono vite inerti.
Ci porgono il mistero
di questa esistenza,
parlano senza suoni,
gesticolano senza muoversi,
guardano oltre la luce
e odono i passi
dell’Universo.
Loro non credono in Dio.
Lo sono.
Di luce sparsa
il manto dell'orsa
maculata di stelle.
Corri Luna
alla guida del carro celeste,
spingi i puledri
con occhi
di astri brillanti.
Torna dal firmamento
dove spargi versi e
polvere di sogno.
In fondo alla notte
s'apre
il ventaglio dell'aurora
spinta dal vento
del giorno che verrà.
A vvolge.
S trangola.
R iduce.
S epara.
E stirpa.
N utre.
I rride.
C orrode.
O ffende.
A vvolge profili
In spirali di sospiri.
S trangola sogni
In incubi di vita.
R iduce pensieri
In polvere di coscienza.
S epara amanti
In gabbie di rancore.
E stirpa rumori
In ombre cigolanti.
N utre paure
In tremori angoscianti.
I rride malinconie
In illusioni di sorrisi.
C orrode ore
In ruggini di tempo.
O ffende versi
In catene di parole.
Alla porta il vento
incerto
se sfilare di tasca
dorati refoli di sole
o sibili bagnati di pioggia.
Eppure niente è fuori
e tutto è dentro
un baule segreto.
Supposta luce
nero comodino.
Sfibrato riposo
spirale riposta.
Fedele rituale
orlato d'ombre.
Si spande.
In lingua di Luna.
In letto di cera.
In sciolta figura.
In largo respiro.
Soffoca il
luminoso
sogno.
Nascosta.
Sforma gli spazi
sotto il velo.
Illude gli sguardi
inganna coscienza.
Invisibile,
nella notte,
si piega il ramo celeste
carico di stelle sbocciate.
Vibra
Espande le spire
Lottando nei sassi si
Estende nell’ira.
Nel morso di serpe il suo
Orrendo morire.