Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!
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Il seguente brano è tratto da Do Androids Drean of Electric Sheep? Di Philip K. Dick
“Il silenzio. Lampeggiava dai mobili e dalle pareti; lo colpiva con un potere terribile, totale, come se fosse generato da un grande mulino. Si sprigionava dal pavimento, si levava dal tappeto grigio strappato che si stendeva da una parete all’altra. Sfuggiva dagli apparecchi rotti o semirotti in cucina, le macchine morte che non avevano funzionato per tutto il tempo in cui Isidore era vissuto qui. Fluiva dalla inutile lampada a stilo del soggiorno unendosi con la sua discesa vuota e senza suono dal soffitto macchiato di mosche. Esso riusciva in realtà ad emergere da ogni oggetto che si trovasse il suo raggio visivo, come se esso – il silenzio – intendesse soppiantare tutte le cose tangibili. Da questo momento non assalì più soltanto le sue orecchie ma anche i suoi occhi; mentre egli stava presso il televisore inerte esperimentò come il silenzio fosse visibile e, a suo modo, vivo. Vivo!”
Il brano che segue è tratto da
We can Build you, Phil K. Dick (1972) e in questo titolo c'è un famoso slogan della recente campagna elettorale americana... ma chi ci può costruire? “La nascita, decisi, non è piacevole. E’ peggio della morte; è possibile fare filosofia sulla morte… e probabilmente voi lo farete: tutti l’hanno fatto. Ma la nascita! Non c’è alcuna possibilità di filosofare, di addolcire la pillola. E la prognosi è terribile: tutte le vostre azioni, tutti i vostri atti e pensieri non faranno altro che coinvolgervi, costringendovi a vivere ancora più intensamente.”
(immagine presa dal sito ufficiale di Phil. K. Dick)
Hoppy è una dei personaggi principali e più inquietanti del romanzo “Cronache del dopobomba” di Phil K. Dick, titolo che ha ispirato il nick di questo blog. Hoppy è un focomelico, le sue braccia e gambe non si sono sviluppate, sono solo dei moncherini. Questa malattia ci porta agli anni sessanta quando più di 10.000 neonati nacquero in queste condizioni. Le loro madri, incinte, avevano preso delle pillole contro la nausea che contenevano il talidomide, sostanza che solo dopo si scoprì avesse effetti nefandi sull’embrione. Quello che però voglio mettere in risalto è il fatto che questo strano personaggio va in sedia a rotelle e ha delle appendici elettroniche che sostituiscono le mani e le braccia comandate direttamente dal cervello. Hoppy sviluppa della capacità che potremmo definire “paranormali” . Riesce a vedere in trance il futuro. Sviluppa anche una grandissima abilità nel manipolare gli aggeggi elettronici, le macchine e le domina. Su cosa voglio farvi riflettere? Oggi anche noi abbiamo, inconsapevolmente, delle protesi elettroniche. Con i video e la TV la nostra vista si è sviluppata oltre misura. Anche la nostra voce si è ingigantita con i telefoni, le comunicazioni e arriva ovunque. Riusciamo a guardare nell’infinitamente piccolo, nel nostro corpo, abbiamo coscienza di cose inimmaginabili. Ci sono delle cose che possiamo fare solo attraverso l’ausilio di un artefatto. Tutto questo per merito dei “sensi” artificiali. Le “macchine”. Dick ne era ossessionato e ci narra della fusione fra le macchine come le intendiamo noi e le macchine biologiche che siamo. Sarà questo lo scenario futuro? Quale sarà il nuovo concetto di vita? Beh a vedere il mondo intorno mi sa che Dick aveva ragione…
Questo brano è tratto da Follia per sette clan di Phil K. Dick
-Sono pazzo? - chiese a Lord Running Clam
.....
- Pazzo - rispose la creatura bavosa – è, strettamente parlando,
un termine legale.
..................................
Ed io vi chiedo c'è un confine tra pazzia e normalità? O è solo una questione di gradazione?
Questo brano è tratto da "The Electric Ant" (1968).
«Non dovrebbe ricominciare a videofonare così presto» disse il dottore mentre studiava
la sua cartella clinica «Signor Garson Poole, proprietario della Tri-Plan Elettronica. Che
costruisce dardi di identificazione capaci di rintracciare la loro preda nel raggio di mille
miglia, in base alla lunghezza d’onda encefalica. Lei è un uomo di successo, signor Poole.
Eppure, caro signor Poole, lei non è un uomo. Lei è una formica elettrica.»
«Cristo!» disse Poole, stupefatto.
«Per cui non la possiamo curare qui, ora che l’abbiamo scoperto. Naturalmente, ce ne
siamo accorti non appena abbiamo esaminato la ferita sulla mano destra; abbiamo visto i
componenti elettronici e poi abbiamo fatto una lastra a raggi X del torace, che ovviamente
ha confermato la nostra ipotesi.»
«Cos’è una formica elettrica?» chiese Poole. Ma in realtà lo sapeva; sapeva a cosa ci si
«Un robot organico» rispose un’infermiera.
«Capisco» disse Poole. Gli vennero i sudori freddi, per tutto il corpo.
«Non sapeva di esserlo?» chiese il dottore.
«No» rispose Poole scuotendo la testa.
Il dottore aggiunse: «Ci capita una formica elettrica più o meno una volta alla settimana.
Arrivano qui per un incidente a un razzo – come lei – oppure chiedono il ricovero
volontariamente... formiche che, come lei, non hanno mai saputo di esserlo, che hanno
funzionato insieme agli esseri umani, credendo di essere – esse stesse – umane. Per
quanto riguarda la sua mano...» Si interruppe.
Robot organici che non sanno di esserlo. Individui mescolati a noi che non sappiamo di loro. Sembra un futuro lontano. Le macchine intese come organismi. Vi sembra impossibile? Non so a me certe volte gli uomini non mi sembrano altro che macchine…
I brani che seguono sono tratti dal racconto I Hope I Shall Arrive Soon (Spero di arrivare presto 1980) di Philip K. Dick, traduzione di Vitttorio Curtoni.
Dopo il decollo, la nave eseguì un controllo di routine sulle 60 persone che dormivano nelle sue vasche criogeniche. Risultò un'avaria alla persona numero nove. Il suo encefalogramma indicava un'attività cerebrale.
-Merda – si disse la nave.
Complesse apparecchiature omeostatiche si inserirono nel circuito e la nave si mise in contatto con la persona nove.
- Sei leggermente sveglio – disse la nave, servendosi del percorso psicotronico. Era inutile riportare in stato di piena coscienza la persona numero nove; dopo tutto, il volo sarebbe durato un decennio.
..........
- Quello che farò – gli comunicò la voce della nave – sarà fornirti stimoli sensoriali. Il rischio che corri è la privazione sensoriale. Se restassi in stato di coscienza per dieci anni, la tua mente si deteriorerebbe. All'arrivo al sistema LR4 saresti un vegetale.
- Cosa hai intenzione di fornirmi? - disse Kemmings, in preda al panico. - Cosa hai nelle tue banche di informazioni? Tutte le soap opera dell'ultimo secolo? Svegliami e me ne andrò in giro.-
- Io non contengo aria – disse la nave – Non c'è niente da mangiare. Nessuno con cui parlare, visto che tutti gli altri dormono.
Kemmings disse:- Posso parlare con te. Potremmo giocare a scacchi.
- Non per dieci anni. Stammi a sentire. Ti ho detto che non ho cibo ed aria. Devi restare nello stato in cui ti trovi... un brutto compromesso, ma siamo costretti ad accettarlo. In questo momento mi stai parlando. Io non ho banche particolari di informazioni. In situazioni del genere la prassi è questa: ti fornirò le tue memorie sepolte, mettendo in rilievo quelle più piacevoli. Tu possiedi 206 anni di ricordi, che in buona parte sono spariti nell'inconscio. Una splendida fonte di dati sensoriali per te. Non lasciarti abbattere...-
..........
Vi ho proposto questi brani per farvi riflettere sulla condizione di quelle persone che, colpite da qualche male o in seguito ad un incidente, restano completamente paralizzate ma con la mente cosciente . E' capitato ad una mia zia, in seguito ad una operazione al cervello per l'asportazione di un tumore benigno, per complicazioni avvenute (o sbaglio?), è entrata in un coma durato 4 anni. Totalmente paralizzata, ci capiva e rispondeva sbattendo le ciglia. E' morta dopo questa lunga fase di morte non morte, terribile, lancinante, impossibile da comprendere. E rifacendomi al racconto forse solo i ricordi sono stati la sua compagnia...
I brani che seguono sono tratti da Clans of The Alphane Moon di Philip K. Dick (1968).
Traduzione italiana di Ferruccio Alessandri (Follia per sette clan).
Ma c'era una categoria ancor più sinistra, che in cuor suo Mary si preparava a dover affrontare. La violenza dei maniaci era data solamente da un impulso e si limitava per lo più a quello: alla peggio si sarebbe manifestata in un accesso d'ira, in un'orgia temporanea di furore che si sarebbe poi smorzata. Ma al contrario da parte di un paranoico ci si doveva aspettare una fredda, sistematizzata e permanente ostilità. Non si sarebbe smorzata da sola con il tempo, ma ne sarebbe accresciuta, trasformandosi in qualcosa di sempre più elaborato. Il paranoico possedeva una capacità analitica e calcolatrice di primo ordine: aveva un'ottima ragione per ogni sua azione, ed ognuna di esse rientrava sempre a far parte di uno schema molto complesso.............
........E, cosa ben più grave, diversamente dal maniaco-depressivo e dall'ebefrenico, oppure dal semplice schizofrenico-catatonico, il paranoico sembrava razionale.
........
Mary disse:
- Secondo la mia teoria, i diversi tipi e sotto-tipi di malati mentali su questo mondo dovrebbero essere divisi in classi, qualcosa come nell'antica India. Queste persone, gli ebefrenici, dovrebbero essere equivalenti agli intoccabili. I maniaci dovrebbero formare la classe guerriera, priva di paura: una delle più alte.-
- I Samurai,- mormorò Mageboom. - Come in Giappone.-
- Si. I paranoici, o meglio i paranoici-schizofrenici, dovrebbero costituire la classe di governo: sono in grado di sviluppare un'ideologia politica e dei programmi sociali, con la loro visione senza ostacoli delle cose. Mentre i semplici schizofrenici...-
Ci pensò qualche minuto.
- Dovrebbero corrispondere alla classe dei poeti, poiché molti di loro sono visionari religiosi, così come alcuni Eb - ..........
Mary si sforzò di ricordare quali altre categorie esistessero.
- Potrebbero essercene alcuni con idee ambivalenti, semplici psicotici con forme avanzate di neurosi ossessive-coercitive, quelle che vengono definite come disturbi dienfalici. Non sarebbero per nulla violenti e formerebbero i quadri del clero......-
.....................
Allora quanto assomiglia questo mondo di folli al nostro?
Questo brano è tratto da Clans of The Alphane Moon di Philip K. Dick (1968).
Traduzione italiana di Ferruccio Alessandri (Follia per sette clan).
Di colpo, Chuck si sentì spaventato e invaso da uno strano senso di impotenza: non era neppure stato capace di andarsene, di trovare un conapp in cui vivere senza che Mary riuscisse a rintracciarlo. Gli sarebbero bastati pochi giorni, non di più e Nat Wilder avrebbe potuto procurargli la protezione della legge, ma oramai a quel punto lui era impotente: doveva confessarlo.
Gli era facile immaginare in che modo lei avesse potuto rintracciarlo tanto in fretta: i rivelatori elettronici di posizione erano in vendita ovunque e a buon mercato. Oppure, e questo era molto più probabile, Mary si era rivolta ad un Occhio-Spia, una delle tante agenzie investigative robot, aveva ottenuto l'uso di un annusatore e gli aveva mostrato il suo schema encefalico. E quello ora lo avrebbe seguito in ogni luogo avesse pensato di nascondersi. Ormai, rintracciare qualcuno nel caos delle grandi città, era diventato una scienza esatta. Così, una donna determinata a localizzarti, riflettè amaramente Chuck, lo può fare con tutta facilità.
.............
Vi sembra fantascienza? Oggi la tecnologia ha fornito gli strumenti che sono alla base di questo futuro probabile. Rilevatori satellitari, intercettazioni telefoniche, controllo dei contenuti di mail e siti, i nostri movimenti sul web, telecamere piazzate dapertutto; i chip sottocutanei sono già una realtà e i rilevatori di impronte, i lettori di pupille li troviamo all'ingresso degli istituti di credito e altri edifici. Immense banche dati contengono le informazioni di carte di credito e movimenti bancari. Insomma i mezzi per sapere tutto di noi e dove ci troviamo sono al servizio di chi vuole trovarci, spiarci, controllarci. Occhi-Spia e Annusatori forse già li stanno sperimentando...
Brano tratto da The time out of joint di Philip k. Dick (1968)
pubblicato in italiano con il titolo L'uomo dei giochi a premio.
- E' su per giù la stessa cosa.
- La voce di Black lo raggiunse mentre stava entrando nel bagno.
- Stessa cosa in corno! - borbottò Vic. Il mal di stomaco lo rendeva di cattivo umore. Nel buio tese una mano in cerca della cordicella per accendere la luce.
- Sbrigati, caro! - gridò Margo. Quante carte vuoi? Vogliamo andare avanti e tu ci tieni bloccati.
- Va bene, va bene - borbottò lui, cercando sempre la cordicella. - Ne voglio tre, in sostituzione delle tre verso l'alto del mazzetto.
- No, no. Vieni tu a prenderle, se no poi brontoli che abbiamo preso le carte sbagliate - intervenne la voce di Ragle.
Non era ancora riuscito a trovare la cordicella della luce. La nausea e l'irritazione crebbero in lui e Vic cominciò ad agitare irosamente le braccia al buio. Sbatté la testa contro uno spigolo dell'armadietto dei medicinali e cominciò ad inveire.
- Cos'è successo? Stai bene? - Gli chiese Margo dal basso.
- Non riesco a trovare la cordicella della luce! - esclamò lui imbestialito. Voleva prendere la pillola e tornare a giocare la sua mano. "La perfidia delle cose inanimate" pensò. Poi all'improvviso, ricordò che non esisteva nessuna cordicella, ma un regolare interruttore , vicino alla porta, all'altezza della spalla. Lo trovò senza difficoltà, accese la luce, prese il flacone dall'armadietto, inghiottì la pillola con un sorso d'acqua e tornò di corsa nel salotto.
Perché aveva cercato la cordicella per accendere la luce? Cercava qualcosa di ben preciso, una cordicella penzoloni in un punto ben determinato. "Non mi muovevo a caso, come in un luogo sconosciuto" si disse. "Cercavo la cordicella che ho tirato un'infinità di volte, tante volte da crearmi un riflesso condizionato."
- Non vi è mai successo? - domandò sedendosi al tavolino.
- Gioca - disse perentoria Margo.
Vic scelse le tre carte, pagò per giocare, accettò il rilancio e si accese una sigaretta. Junie Black raccolse la vincita col suo solito sorriso.
- Non vi è mai successo cosa? - chiese Bill Black.
- DI cercare qualcosa che non esiste.
..................
Vi è mai successo? Rilancio io. A me si! Cosa si può nascondere dietro questi episodi? Esiste una realtà parallela reale o è un parto dei nostri ricordi? C'è un velo che nasconde la realtà delle cose? Della nostra stessa esistenza? Interrogativi alla Dick...