Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!
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Ora
appoggiato alle anse nascoste
a respirare la lenta corrente senza fine,
guardi fuggire tra le canne
quel tramonto impaurito.
Spalanchi le tue braccia
ad accogliere ogni vita sfiorita
sulle sponde umide e unte di malinconia.
Spargi il sangue delle tue ferite
tra acque di verde oscure
e intingi nel brivido della sera
la chioma di vento divina.
Muore nel silenzio
lo sguardo del tempo
e zittisci per sempre
le ore svanite nel pianto.
Ecco
Dio che nasci torrentello
di cantanti sassi
e in primavera ti orni
di spumosi biancospini
i fianchi
crescendo ti ampli
ti coronano distanze di
cementi e malinconie
in un fluire lento e devastante
fino ad arrivare mesto
dall'acque del mare
a farti ingoiare, deturpando
per qualche istante
con tuo colore putrido
quell'azzurro festante.
Davedomus & Ladylunaa
Di nebbia e grano
d’aculei fitti a trafiggere
il velo candido della notte
di Luna falciata.
Di strada e lampione
acceso su ombre feline sfuggenti
il tenue volto del ponente.
S’inerpica una strada ciottolata
sull’erta di un insonne mistero.
Disteso sul viola
di un livido pensiero
ecco l’invisibile
stormire del vento
nel bosco nascosto
in ogni struggente desiderio.
Chiama il gufo la notte
volando a voli brevi nel bosco
si destano le stelle, faville
e la falce lunare miete sogni
tra nubi dorate e ascolta voci
lontane dal tempo evocate.
Lame di foglie fendono bave di vento umido.
La maschera portata un tempo si scioglie
sferzata dalla pioggia.
E’ l’albero ancora,
poggiato su ricordi
radicati nella terra nera,
non più feconda,
ferita d’aratro crudele,
s’incurva in questo autunno
di tagliole nascoste
nei cespugli d’ogni giorno.
Soffre il peso di questo chiarore sbiadito,
agonia di sole
affogato nella nebbia.
Eppure ancora migrano le malinconie
spiegano le ali a sud del cuore
paesaggi nascosti in ognuno di noi.
Carezza d’autunno
con mani di muschio
e pelle di foglia.
Parla sommessa la palude
Fra erba addormentata su labbra d’onde
e canne come ciglia
sul volto disteso del crepuscolo.
Sussurra il cielo
parole grandi come il firmamento.
In punta di piedi
semplicemente
dondolando
si trova l’infinito.
Lieto scorre il tempo in albe nuove
l'autunno si rinserra alla mia porta
e frusciando di foglie
si commuove.
Tornano i migratori alla palude
il grande volo sanno da terre lontane
rallegrano di canti e colori tutt'intorno
dopo il ristoro partono
nel loro dna l'immenso, simili a noi
umani che pure
ci crucciamo per questo
tanto.
Leggere piume
che sfiorano solleticando
il ventre di nuvole sapienti
addormentate nel cielo turchino.
Sostengono vite protese
più leggere di ogni dolore.
Migrando si portano dentro
il colore mai visto della libertà.
Davedomus & Ladylunaa