Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!

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lunedì, 28 aprile 2008
Lei (leggendo Ladylunaa)

Lei giunse
su nave di Luna
al vento brillante di sogno.
Si stese al fuggir del giorno
sui radi riflessi di un'onda.
Sciolse i capelli
nel verde del mio sguardo
e fece,
dei sassi nel mio petto,
gigli sbocciati
sulle rive dei sospiri.
Lei giunse.
Con baci setati
coprì le mie pene.
Agitò
le acque rosse del tramonto
e d'amore mi cinse.
Incredulo
le donai il mio stupore
e nel suo infinito abbraccio
di luce e di perle
aspettai l'eterno
in un magico destino.

Postato da: davedomus a aprile 28, 2008 19:03 | link | commenti (8)
poesia

giovedì, 24 aprile 2008
Di che sa?

Di che sa questa pioggia
se non di giorni passati?
Di soste esitanti
sull’uscio di altre vite.
Di passi fragili di uomini
con sguardo di cristallo.
Di che sa questo vento
se non di notti vomitate?
Di pensieri scacciati
come sogni impauriti.
Di sussurri di tenebre
ingoiati nel sonno.
Di che sa questo sole
se non di figure bruciate?
Di pelle intessuta
di ricamati amori.
Di canti nutriti
nei nostri sacri miti.
Nel sapore
di quel che non è più
sta il riflesso della vita
e nelle ali dell’oblio
sta il volto del morire.
 

Postato da: davedomus a aprile 24, 2008 17:56 | link | commenti (8)
poesia

martedì, 22 aprile 2008
Viola

In tutto mi rimane il viola.
Nel patito divenire dei giorni
ascesi alle nuvole sbrecciate.
Nei muri erti fra il cielo e i tramonti.
Nel sostare incerto della fragile Luna
sulle case afflitte dalla sera.
Sussurra il senso delle cose
nel vento fuggito al respiro degli anni.
Si poggia sul petalo di un fiore
che mi vive accanto discreto.
Di quel colore il mio sguardo
prestato al livido scherno della vita.
Resta al limite del crepuscolo
dove sorge innocente la speranza.

Postato da: davedomus a aprile 22, 2008 18:08 | link | commenti (11)
poesia

giovedì, 17 aprile 2008
Effimero

Il post precedente dell'amica Ladylunaa mi ha ispirato questi versi:

Brucano le mie visioni
sul prato celeste.
E tra corolle di stelle
cresce l’erba lunare.
Allora accade
che il regolo del tempo
mi porti lì
dove, nella fucina di Dio,
fu forgiata la carne dell’universo.
In quel luogo
fu piantato il seme dell’infinito
e sbocciò di luce
l’albero della materia.
Nei rami fitti dello spazio tempo
entropiche galassie di foglie
dove mi ritrovo vita
d’effimera rugiada.
 

Postato da: davedomus a aprile 17, 2008 16:51 | link | commenti (6)
poesia

mercoledì, 16 aprile 2008
Equazioni cosmologiche [ la cefeide ]

1cefeide

Equazioni cosmologiche  [  la cefeide ]

dedicata al mio gentilissimo ospite Davedomus con cui condivido la passione per l'astro-fisica

 

Stella variabile che illumini l’universo

delle mie notturne visioni

tu

da me lontano in Andromeda ; mille anni luce

come una cefeide dilati il mio sentire

nelle galassie a spirale dell’anima mia.

 

Mi sconvolgi e t’allontani

-più lontano mi sei , più riluci –

riavvolgendomi nei tuoi splendori

quando t’ascolto nei miei sensi pulsare

come un universo in espansione.

 

La tentacolare illusione delle rosse righe

spettrali

che dirigono il tuo sul mio cammino

-misteriosa cefeide del mio destino -

disegnando in me cosmologiche equazioni.

                Ladylunaa

 

Postato da: ladilunaa a aprile 16, 2008 17:48 | link | commenti (1)
poesia

venerdì, 11 aprile 2008
Nell'ombra

Ho voglia di scrivere la tua bellezza
Nei passi muti della notte.
L’onda insanguinata delle tue labbra
Le ali di gabbiano delle tue sopracciglia
Le violette sbocciate dei tuoi occhi.
Ma non ho più parole nel cesto
Da offrire al desco di quest’assenza.
Appendimi in un angolo
Come i sorbi lasciati a maturare.
Non farò più rumore di un raggio di Luna
Non ti dirò che il profumo di un giglio.
Sarò solo aroma di bosco
Alito stanco sull’erba bagnata.
Nell’ombra il silenzio parlerà di me.
 

Postato da: davedomus a aprile 11, 2008 19:38 | link | commenti (11)
poesia

mercoledì, 09 aprile 2008
Nel nulla

Nel nulla che non è
Fruga il pensiero
Tra riflessi di gesti
Smossi dalla risacca
Dei giorni subiti.
Allora il sogno
Sfugge dalle palpebre
appena schiuse.
Accompagna un cuore
Dalle gambe malferme.
Mi acquatto all’ombra
Della Luna
Mentre guardo
Un gabbiano muto
Spinto da un vento noioso.
Ci sarà mai un prato
Dove al mattino
Possa piantare i miei dubbi?

Postato da: davedomus a aprile 09, 2008 22:40 | link | commenti (9)
poesia

venerdì, 04 aprile 2008
Cieca

(J. E. Millais - La piccola cieca)

Cieca.
Guardi il buio
E vedi arcobaleni
Virati di colori
Che occhi mai hanno veduto.
Senti il vento
Mulinare braccia
Che stringono forte.
Ti abbandoni
E parli di tristezza senza forme
E di una gioia che è canzone.
Posi lo sguardo
A fianco della vita
Ma tu stessa
Oggi
Sei fiore di primavera.

Postato da: davedomus a aprile 04, 2008 12:30 | link | commenti (4)
poesia

martedì, 01 aprile 2008
Omaggio ad Yeats

Un omaggio a questo grande poeta con il testo  che segue.

La cantautrice Loreena McKennitt ha unito poesia e musica...


THE TWO TREES

 

by: William Butler Yeats (1865-1939)

Beloved, gaze in thine own heart,

The holy tree is growing there;

From joy the holy branches start,

And all the trembling flowers they bear.

The changing colours of its fruit

Have dowered the stars with merry light;

The surety of its hidden root

Has planted quiet in the night;

The shaking of its leafy head

Has given the waves their melody,

And made my lips and music wed,

Murmuring a wizard song for thee.

There the Loves a circle go,

The flaming circle of our days,

Gyring, spiring to and fro

In those great ignorant leafy ways;

Remembering all that shaken hair

And how the winged sandals dart,

Thine eyes grow full of tender care:

Beloved, gaze in thine own heart.

 Gaze no more in the bitter glass

The demons, with their subtle guile,

Lift up before us when they pass,

Or only gaze a little while;

For there a fatal image grows

That the stormy night receives,

Roots half hidden under snows,

Broken boughs and blackened leaves.

For all things turn to barrenness

In the dim glass the demons hold,

The glass of outer weariness,

Made when God slept in times of old.

There, through the broken branches, go

The ravens of unresting thought;

Flying, crying, to and fro,

Cruel claw and hungry throat,

Or else they stand and sniff the wind,

And shake their ragged wings; alas!

Thy tender eyes grow all unkind:

Gaze no more in the bitter glass.


Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore,

L'albero santo sta crescendo là;

Originano dalla gioia i sacri rami,

E i tremuli fiori tutti che ne vengono.

 

I cangianti colori del suo frutto

Han dotato le stelle d'un'armonica luce;

La certezza della sua occulta radice

Ha impiantato quiete nella notte;

 

L'agitarsi della sua chioma frondosa

Ha donato alle onde melodia,

E sposato le mie labbra con la musica,

Per te mormorando una canzone di mago.

 

Là i figli di Giove compongono un cerchio,

L'ardente cerchio dei giorni che ci appartengono,

Rotando, ergendosi su e giù

In quelle grandi vie frondose inconsapevoli;

 

Ricordando la chioma tutta scossa

E degli alati sandali il guizzare,

I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura:

Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore.

 

Non volger più l'occhio nello specchio amaro

Che i demoni, con la loro astuzia sottile.

Innalzano di fronte a noi quando essi passano,

O solamente per poco tempo fissalo;

 

Giacché vi cresce un'immagine fatale

Che la notte tempestosa accoglie in sé,

E radici mezzo nascoste dalle nevi,

E rami rotti ed annerite foglie.

 

Poiché cose malate portano a sterilità

Nel fioco specchio che recano i demoni,

Specchio della stanchezza esteriore,

Fatto allorché Dio dormì nei tempi antichi.

 

Là, attraverso i rami rotti, vanno

I corvi del pensiero senza riposo;

Volando, gridando, su e giù,

Artiglio crudele e famelica gola,

 

Oppur si fermano ed annusano il vento,

E scuotono le logore ali; ahimè!

I tuoi occhi gentili divengono del tutto scortesi:

Non volger più l'occhio nello specchio amaro.


Postato da: davedomus a aprile 01, 2008 19:46 | link | commenti (1)
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