Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!
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Il post precedente dell'amica Ladylunaa mi ha ispirato questi versi:
Equazioni cosmologiche [ la cefeide ]
dedicata al mio gentilissimo ospite Davedomus con cui condivido la passione per l'astro-fisica
Stella variabile che illumini l’universo
delle mie notturne visioni
tu
da me lontano in Andromeda ; mille anni luce
come una cefeide dilati il mio sentire
nelle galassie a spirale dell’anima mia.
Mi sconvolgi e t’allontani
-più lontano mi sei , più riluci –
riavvolgendomi nei tuoi splendori
quando t’ascolto nei miei sensi pulsare
come un universo in espansione.
La tentacolare illusione delle rosse righe
spettrali
che dirigono il tuo sul mio cammino
-misteriosa cefeide del mio destino -
disegnando in me cosmologiche equazioni.
Ladylunaa
Nel nulla che non è
Fruga il pensiero
Tra riflessi di gesti
Smossi dalla risacca
Dei giorni subiti.
Allora il sogno
Sfugge dalle palpebre
appena schiuse.
Accompagna un cuore
Dalle gambe malferme.
Mi acquatto all’ombra
Della Luna
Mentre guardo
Un gabbiano muto
Spinto da un vento noioso.
Ci sarà mai un prato
Dove al mattino
Possa piantare i miei dubbi?

(J. E. Millais - La piccola cieca)
Un omaggio a questo grande poeta con il testo che segue.
La cantautrice Loreena McKennitt ha unito poesia e musica...
THE TWO TREES
by: William Butler Yeats (1865-1939)
Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with merry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Loves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring, spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.
Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile,
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For all things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness,
Made when God slept in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.
Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore,
L'albero santo sta crescendo là;
Originano dalla gioia i sacri rami,
E i tremuli fiori tutti che ne vengono.
I cangianti colori del suo frutto
Han dotato le stelle d'un'armonica luce;
La certezza della sua occulta radice
Ha impiantato quiete nella notte;
L'agitarsi della sua chioma frondosa
Ha donato alle onde melodia,
E sposato le mie labbra con la musica,
Per te mormorando una canzone di mago.
Là i figli di Giove compongono un cerchio,
L'ardente cerchio dei giorni che ci appartengono,
Rotando, ergendosi su e giù
In quelle grandi vie frondose inconsapevoli;
Ricordando la chioma tutta scossa
E degli alati sandali il guizzare,
I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura:
Adorato, fissa lo sguardo nel tuo proprio cuore.
Non volger più l'occhio nello specchio amaro
Che i demoni, con la loro astuzia sottile.
Innalzano di fronte a noi quando essi passano,
O solamente per poco tempo fissalo;
Giacché vi cresce un'immagine fatale
Che la notte tempestosa accoglie in sé,
E radici mezzo nascoste dalle nevi,
E rami rotti ed annerite foglie.
Poiché cose malate portano a sterilità
Nel fioco specchio che recano i demoni,
Specchio della stanchezza esteriore,
Fatto allorché Dio dormì nei tempi antichi.
Là, attraverso i rami rotti, vanno
I corvi del pensiero senza riposo;
Volando, gridando, su e giù,
Artiglio crudele e famelica gola,
Oppur si fermano ed annusano il vento,
E scuotono le logore ali; ahimè!
I tuoi occhi gentili divengono del tutto scortesi:
Non volger più l'occhio nello specchio amaro.