Come sopravvivere al disastro nucleare... Benvenuti nel mondo di Philip K. Dick... e nel mio!!
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I brani che seguono sono tratti da:
The Three Stigmata of Palmer Eldritch (1964)
di Philip K. Dick
Traduzione italiana di Ugo Malaguti. (Le tre stimmate di Palmer Eldritch).
Sotto di lui, in quel momento, il pavimento vibrò, e si udì un ronzio profondo. Il sistema di raffreddamento dell'edificio era entrato in funzione. La giornata era cominciata. Fuori dalla finestra di cucina il sole rovente e ostile prese forma al di là degli altri edifici visibili dal suo punto d'osservazione; Barney chiuse gli occhi, per proteggersi dal riverbero. Sarebbe stata un'altra giornata d'inferno...
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Il ghiacciaio chiave, Ol' Skintop, si era ritirato di 4,62 Grable durante le ultime ventiquattrore. E la temperatura di New York, a mezzogiorno, aveva superato di 1,46 Wagner quella del giorno precedente. Inoltre l'umidità, causata dall'evaporazione dell'oceano, era aumentata di 16 Selkirk. Così era più caldo e più umido; la grande processione della natura avanzava inesorabilmente...
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...Un giorno, si disse, farà tanto caldo che nulla potrà impedire a questa baracca di fondersi; ricordò il giorno in cui la sua collezione di long-playing si era fusa trasformandosi in un mucchio di plastica collosa; questo era accaduto nel '4 a causa di un guasto momentaneo al sistema di raffreddamento. Adesso aveva dei dischi metallici; una lega speciale che non si fondeva. E nello stesso momento tutti i pappagalli e tutti gli uccelli ming venusiani dell'edificio erano morti sul colpo. E la tartaruga del suo vicino era morta bollita.
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Dick scrisse questo romanzo nel 1964 ma immaginò, profeticamente, un innalzamento della temperatura che costrinse l'umanità ad evitare il giorno e a vivere in enormi edifici raffreddati come frigoriferi. Questo scenario sta cominciando a divenire reale. Dobbiamo stare fermi a guardare? Possibile che gli interessi economici debbano prevalere su tutto? Domande...
Bosco verde bosco.
Virato di giallo marrone
e scie di sangue rosso foglia.
Coscienza di vita e di morte
nell'ultimo alito di vento.
Vitrea goccia di rugiada
appesa a ciglia di muschio,
in cima al ramo più alto
la mia anima cerca il cielo.
I brani che leggerete di seguito sono tratti da: A Maze of Death di Philp K. Dick. (1970)
Traduzione italiana di Vittorio Curtoni (Labirinto di morte).
L'autore nella breve prefazione da lui scritta afferma:
Nel romanzo, le esperienze di Maggie Walsh dopo la morte sono basate su una mia esperienza con l'L.S.D.. Fino ai minimi dettagli.
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“Coll'aumentare dei cerchi il potere, la bontà e la sapienza da parte di Dio diminuivano, cosicché alla periferia del cerchio maggiore la sua bontà era poca, la sua sapienza era poca; troppo poca per permettergli di osservare il Distruttore Formale, che fu chiamato ad esistere dai gesti con cui Dio organizzò la forma....”
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Aveva visto di nuovo ciò che aveva già visto. Ogni volta che era giunta in prossimità del Palazzo, aveva distinto con estrema chiarezza la grande placca di metallo piazzata sfacciatamente sull'ingresso principale.
MEKKISRIA
Con le sue conoscenze di linguistica, era riuscita a tradurla già dalla prima volta. Mekkis, la parola ittita che significava potere; era passata nel sanscrito, poi nel greco, nel latino, e finalmente nelle lingue moderne come macchina o meccanico. Quel luogo le era negato; non poteva entrarvi, al contrario di tutti gli altri.
Vorrei essere morta, disse fra sé.
Lì si trovava la fonte dell'universo... almeno secondo le sue teorie. Lei credeva che la teoria di Specktowskj sui cerchi concentrici d'emanazioni progressive fosse vera alla lettera. Ma secondo lei non aveva nessun rapporto con la Divinità: si trattava di fatti materiali, senza aspetti trascendenti. Quando ingoiava una pillola si elevava, per un breve attimo, ad un cerchio più alto, più piccolo, con maggiore concentrazione e intensità di forza. Il suo corpo pesava di meno; le sue capacità, i suoi movimenti, il suo dinamismo, tutto funzionava meglio, come se avesse dentro un propellente eccezionale. Brucio meglio, disse a se stessa mentre s'allontanava dal Palazzo, tornando verso il fiume.
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Droga e Divino si mescolano lascio queste parole ai vostri commenti.
Voglio dedicare queste umili parole a Sergej Esenin. Poeta. I suoi sono tra i versi che più hanno graffiato il mio cuore. Come scriveva lui:
Capita di rado la gioia
Come un tintinnio di primavera al mattino
E io invece di marcire sui rami
Preferisco consumarmi nel vento...
Chi meglio di lui ha descritto il mio stato d'animo?
A SERGEJ, POETA
Perché ti sei ammazzato poeta?
Perché hai lasciato volare via il tuo aquilone di versi?
Non possiamo vederlo più, così alto, perdersi fra le nuvole.
Il cielo rosso del tuo sangue è il tramonto che arriva.
Le tue parole gocce di pioggia, temporali di lacrime,
con esse ho riempito il lago della mia poesia.
E quanto è rimasto seppellito dentro te?
Quante rime hanno trovato la gelida bocca serrata?
Sergej hai raggiunto la tua sedia celeste.
Perché ti sei ammazzato poeta?
Una donna ti ha spezzato il cuore?
Ti si è seduta accanto, ti ha guardato negli occhi.
Troppo grande la pianura, ti sei perso?
La frana della solitudine ti ha travolto,
il tuo cuore ha trascinato nello stagno.
Alla tua maniera hai urlato e nessuno ti ha sentito,
l'uomo nero ha dondolato il capo.
Io ti ho sentito! Amico mio, amico mio gridavi.
Si è rotto lo specchio, sei libero adesso.
Corri, corri tra i rovi, sanguina,
la carne è strappata, la vita è spezzata.
Va nei mulinelli di foglie gialle d'autunno,
danza con loro con ali di farfalla,
adesso è nel vento la tua poesia.
Questo brano è tratto dal racconto:
We Can Remember It For You Wholesale (tradotto in Ricordi in vendita)
di Philip K. Dick
Appena sceso dal taxi, Douglas Quail si diresse lentamente verso una porta moderna ed invitante, attraversando tre affollati marciapiedi pedonali. Là si fermò, ostacolando il traffico mattutino, e lesse con attenzione l'insegna al neon multicolore. In passato aveva già esaminato quell'insegna... mai però tanto da vicino. Stavolta era diverso; ciò che stava per fare era un'altra cosa, qualcosa che prima o poi sarebbe dovuta accadere.
Coloro che sognano durante il giorno sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a coloro che sognano durante la notte.
Edgard Allan Poe
E io mi domando dobbiamo vivere sognando? O possiamo sognare di vivere?
A volte mi chiedo se il diverso modo che ognuno di noi ha di percepire il mondo non sia dovuto ad un diverso modo di percepire il tempo... come se avessimo un orologio che va qualche secondo avanti o indietro. C'è poi chi potrebbe avere uno scandire del tempo dilatato. Leggete questo brano:
Tratto da Martian time-slip (1964)
di Philip K. Dick
traduzione di Carlo Pagetti
Salve Manny – disse il signor Steiner a suo figlio.
Il bambino non alzò la testa nè mostrò alcun segno di essersi accorto della sua presenza; continuò a giocherellare con l'oggetto che teneva in mano.
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C'è una nuova teoria sull'autismo – disse il dottor Glaub – Viene dal Burgholzli in Svizzera. Vorrei parlarne con lei, perchè pare offrirci una nuova strada da tentare con suo figlio.
Ne dubito – disse Steiner.
Il dottor Graub parve non avere udito; continuò: - Sa, parte dall'ipotesi che l'individuo autistico sia affetto da un'alterazione del senso del tempo: l'ambiente circostante risulta talmente accelerato che egli non può affrontarlo; in realtà, è incapace di percepirlo nel modo corretto, proprio come capiterebbe a noi se assistessimo ad un programma televisivo trasmesso a grande velocità. Gli oggetti si moverebbero talmente in fretta che diventerebbero invisibili, e il suono diventerebbe una cosa incomprensibile... capisce? Solo più una confusione di rumori di timbro altissimo.
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Come due fari, impigliati
nelle loro lingue di rocce
soli ad affrontare il mare,
le tempeste, le nebbie, il ghiaccio,
tutto quello che questa nostra vita
ci scaglia contro...
Come due fari aspettiamo la sera
quando ci accenderemo e
scaglieremo le nostre braccia di luce
nel buio profondo...
Allora niente ci impedirà di trovarci e
scioglierci in un abbraccio che
ci porterà fin su' tra le stelle...
Nelle palpebre dorate del tuo mattino
Io sono una semplice lacrima...
Sto ascoltando una musica di Mozart alla radio. E' stupenda ma non sono riuscito a coglierne il titolo. Peccato perché era struggente ed era un cappotto cucito a pennello per il mio stato d'animo. Le note si mescolano all'acqua piovana senza colore che si tinteggia sullo sfondo delle cose su cui scivola; si posa e forma chiaroscuri sfumati dall'illuminazione uniforme del cielo plumbeo; grigio che cancella tutti i contrasti e i confini netti fra luce ed ombra. Eppure, alla fine, il cielo comincerà a fare capolino e le lame di luce del sole formeranno chiazze chiare sui campi e sui tetti delle case. Una leggera nebbiolina si alzerà provocando bizzarre rifrazioni popolando l'aria di strane figure, fantasmi di oggetti ed esseri che esistono solo allo sguardo e che sfuggenti durano un attimo. Ma ora sento una musica ancestrale. Elementare. Senza forma ma suono che ti blocca il respiro e ti porta lontano nel tempo. Nel mondo perduto.
Tratto da Our Friends from Frolix 8 (cap.7)
di Philp K. Dick.
Dio è morto, - disse Nick. - Hanno trovato la sua carcassa nel 2019 che galleggiava nello spazio vicino Alpha Centauri.-
- Hanno trovato i resti di un organismo molte migliaia di volte più evoluto di noi,- ribatté Charley. -Capace evidentemente di creare mondi abitabili e di popolarli con organismi viventi, derivanti da sé stesso. Ma ciò non prova che fosse Dio.-
-Io credo di si.-